Il diritto non sorge come nudo apparato sanzionatorio, ma quale precipitato ontologico ed etico dei valori di una civiltà. Codificare la civiltà traccia un arco speculativo, prima ancora che storiografico, muovendo dalle radici del Vicino Oriente Antico — laddove le arcaiche statuizioni mesopotamiche si offrono come potenti prodromi dell’ordinamento del reale — per approdare infine alla maestosa architettura della iuris dictio romana. Il testo non indulge in una pacifica ricostruzione cronologica; indaga, piuttosto, le tensioni fondative del fenomeno della codificazione, cogliendo il momento esatto in cui la civitas, ereditando l’antropologia partecipativa della polis greca, si affida alla scientia iuris per sottrarre la nuda vita collettiva all’arbitrio del potere. L’indagine sviscera l’evoluzione della giurisprudenza — con un’attenzione chirurgica all’epoca le impresa critico-testuale di Quinto Mucio Scevola — vissuta come ineludibile conquista di uno “spazio separato”. L’ars giurisprudenziale qui si emancipa, ergendosi a presidio di un’autonomia interpretativa in grado di filtrare e arginare le eteronomie politiche ed economiche. Eppure, questa penetrante esplorazione del passato (spinta fino al verticistico progetto universalistico di Giustiniano) non si esaurisce in un esercizio antiquario: essa costituisce, in realtà, la necessaria cassa di risonanza per decifrare le faglie del presente.
Nelle note conclusive, l’opera ribalta spietatamente la lente.indice Codificare la civiltàLa millenaria ricerca di “certezza” e “misura” collide con le derive della contemporaneità: l’ipertrofia normativa, l’omologazione sovranazionale e, vertice critico, l’avanzata inesorabile dell’automazione algoritmica applicata al giudizio. Convocando la responsabilità etica di Jonas e il paradigma proceduralista di Habermas, il saggio erige un argine filosofico contro la disumanizzazione tecnologica. Riaffermare oggi il diritto come ars boni et aequi significa difendere l’autonomia del giudizio umano —
con la sua vitale esposizione al dubbio e all’interpretazione — quale unico, vero antidoto contro l’illusione di un calcolo informatico scambiato per coscienza.

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